Incontro con i veri custodi della terra: il popolo Himba in Namibia. Parte2

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Nel mio viaggio in Namibia ancora più affascinante è stato l’incontro con gli Himba.

Un popolo che rifiuta totalmente il progresso e la cultura occidentale e che continua a vivere secondo una trazione millenaria nell’arida regione del Kaokoland, una delle aree più selvagge ed inospitali dell’Africa Asutrale. Le avevo viste tante volte, ritratte in foto artistiche, ma trovarsi di fronte una donna Himba mi ha dato una forte emozione. Fisico statuario e sguardo fiero e libero al tempo stesso, la mia ospite dal nome impronunciabile mi ha accolto con un sorriso. Sembrava una bambola di terracotta, con la sua originale acconciatura e il corpo così cosparso del tipico unguento color rosso/arancio ricavato mescolando burro e polvere d’ocra. Ma nulla aveva di fragile e vanesio questa donna che, in quanto tale, ricopre un ruolo fondamentale nell’organizzazione sociale del villaggio. Benchè così lontane e appartenenti a due mondi totalmente diversi, mi piaceva pensare all’incontro tra due giovani donne. Io con la mia occidentalità ma con un grande desiderio di conoscere e apprendere dall’altro, lei così radicata in una quotidianità senza tempo ma accogliente e aperta al diverso.

Discendenti dai Bantu degli Herero, giunti qui dall’Africa sud Sahariana intorno al 1700, il popolo Himba in Namibia ad un certo punto della loro storia migrarono nella vicina Angola per cercare pascoli migliori e, nell’isolamento, mantennero intatta la loro cultura originaria. Quando poi fecero ritorno in Namibia si ritrovarono ad avere ben poco in comune con i “fratelli” Herero, che erano nel frattempo stati convertiti dai missionari tedeschi ai costumi europei. Da qui la scelta di rifiutare qualsiasi influenza della moderna società e di continuare a vivere secondo la loro tradizione. Tutt’oggi quindi l’economia del popolo Himba in Namibia si basa quasi esclusivamente sull’allevamento di capre e mucche, essendo loro pastori semi-nomadi. I villaggi, costituiti da capanne circolari costruite con fango, sterco e rami di mopane, hanno sempre un recinto per gli animali e al centro il “fuoco sacro” detto Okiriwo, che arde incessantemente poiché rappresenta un mezzo di comunicazione con gli antenati che sono poi il tramite con Dio.

Che cosa mi ha colpito maggiormente della mia visita al villaggio Himba? Difficile a dirsi. Ho provato come un magico smarrimento nel ritrovarmi catapultata in una realtà parallela fuori da spazio e tempo, come se i miei parametri qui non avessero alcun valore. Sapevate ad esempio che la tradizione del popolo Himba in Namibia calcola l’età di un individuo non dal momento del parto ma da quando il desiderio di maternità inizia a manifestarsi nella mente della madre? O che non esiste un vero e proprio anno di nascita ma una circostanza che viene collegata ad avvenimenti cruciali per la comunità? Impossibile quindi non venir via da un’esperienza di questo tipo con importanti quesiti che frullano in testa. Su come, ad esempio, molti di noi abbia perso la stretta connessione con la propria natura e con l’appagamento del “qui e ora” che la modernizzazione ci ha portato via.

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