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Diario di viaggio sulla strada da Antananarivo a Tulear

Madagascar: terra di colori, di profumi, di vita vera e di dettagli. E’ così che mi piace descrivere questo magico paese che si concede lentamente ma sa come conquistarti. Il mio viaggio è stato lungo ma ne riporto qui la parte centrale che ho percorso in auto, accompagnata da una guida locale, lungo la Route National 7, dalla capitale Antananarivo fino a Tulear. Circa 1.000 km su una strada panoramica che scorre tra dolci colline coltivate a terrazze prima e rocce di arenaria scolpite dal vento e canyon poi, tocca caratteristici villaggi e cittadine e due meravigliosi parchi nazionali.

Da subito il panorama lungo la strada è molto particolare: un susseguirsi di montagne di terra rossa, colline con arbusti bassi, risaie verdi e villaggi Merina e Betsileo con piccole casette di mattoni rossi. Il primo impatto è piuttosto forte. Dopo il caos della capitale Tanà (come la chiamano i locali), con le sue tortuose stradine in cui si riversano macchine, taxi e tanta tanta gente a piedi, i tipici mercatini e i negozietti spesso ricavati da baracche in lamiera, anche la campagna ci mostra la miseria del paese. Quasi tutti sono scalzi, camminano lungo i bordi della strada, forse per chilometri, trasportando ogni tipo di merce (immagino cibo) chi sulla testa, chi su carretti improvvisati. C’è però un che di dignitoso e riservato nei loro modi. La povertà è comune, è un modo di vivere e non c’è forse da vergognarsene? O ancora più semplicemente, siamo noi visitatori a vedere miseria in questi luoghi mentre qui non si conosce altrà realtà e quindi questa è la normale quotidianità…? Ed ecco che questo paese inizia ad entrarmi dentro, con la sua delicatezza nella difficoltà.

Il giorno successivo inizia con una bella sorpresa: il mercato di Antsirabe. Passeggiamo tra le vie del paese e scegliamo volutamente di non prendere i tanto noti pousse pousse, caratteristici risciò locali che vengono utilizzati a mò di taxi. Ci piace l’idea di confonderci tra la gente camminando per strada ma in realtà la cosa funziona poco. Siamo vasà, strani e stranieri. Ci muoviamo sotto gli sguardi incuriositi dei locali… Forse si chiedono cosa ci facciamo lì, a curiosare nella loro vita quotidiana, a fotografare carote e pomodori su un banchetto, a salutare e sorridere ad ogni persona che incrociamo? Ma tutto è così particolare che non si può non fotografarlo. Gli sguardi delle persone che incrociamo sono così amichevoli e cordiali che non si può non rispondere con sorrisi e saluti. Che importa se risultiamo strani. Non potremo mai mimetizzarci del tutto, e allora tanto vale essere vasà.

Ci rimettiamo in macchina e attraversiamo paesaggi fatti di colline, risaie e villaggi. Che bello sarebbe fermarsi e vedere da vicino un villaggio… magari entrare in una casa… Detto, fatto! La nostra preziosa guida Funzi accosta, scende e parlotta con un paio di persone lungo la strada. Ci viene incontro un signore dalla barba nera e un maglione che una volta doveva essere rosso e ci conduce verso la sua casa. Il nostro ospite dal sorriso contagioso ci mostra l’ingresso della sua umile dimora e, indicandoci come via una ripida scala a pioli, ci dice “la tete”, ossia “occhio alla testa!". La salita è difficile ma solo perché non sappiamo cosa ci aspetta al termine della scala… si apre davanti a noi una stanza di pochi metri quadrati piena di fumo che arriva da un fuoco a quanto pare perennemente acceso per riscaldare la casa. Ci mostra le due stanzette attigue che sono la camera dei bambini e quella sua e della moglie e finiamo poi tutti fuori a parlare sul balcone, per fortuna lontano dal fumo. Insieme a lui la moglie, un nugolo di bambini e la nonna, una signora dal viso solcato di rughe ed un sorriso che conquista il cuore. Una donna semplice ma che ha l’aria di saperla lunga, ci stringe affettuosamente la mano e ci augura tutto il meglio per la nostra vita affinchè anche a nostra casa, come la loro, sia affumicata e segnata dal nero dalla forza e longevità del focolare. Non vedo più il fumo, né le pareti ricoperte di fuligine ma solo persone serene e orgogliose di condividere con noi qualche attimo della loro vita e la loro casa che ora mi sembra bellissima! “Veloma vasà” arrivederci, e i bambini che ci salutano sulla strada ci rimangono negli occhi mentre la nostra auto riprende il cammino.

Il nuovo giorno si apre con una sorpresa al Parco di Ranomafana. Poco prima dell’alba nel dormiveglia sento uno strano rumore che confondo con lo scroscio dell’acqua nei tubi del bagno… macchè! E la foresta che si risveglia: centinaia, forse migliaia, di uccelli e chissà quali altri animali, tutti in coro salutano l’arrivo del sole. Ed eccoci alla nostra escursione nel parco di Ranomafana, immerso nella foresta pluviale. Si va a caccia, fotografica, di lemuri e camaleonti! Avvistiamo subito una folta famiglia di lemuri fulvi che si abbuffano di foglie e saltellano da un ramo all’altro. Due di loro hanno attaccati al grembo due cuccioli. Sono davvero carini e simpatici e non hanno alcun timore dell’uomo. Avvistiamo poco dopo un lemure dorato, estremamente raro. Due altre picccole soprese ci aspettano ma che solo grazie alle indicazioni della nostra guida riusciamo a scorgere: un camaleonte grande pochi centimetri e un geco che, perfettamente mimetizzato nell’ambiente, sembra una foglia secca. Che meraviglia la natura!

Proseguiamo verso sud. La cittadina di Fianarantsoa segna il passaggio alla regione meridionale del paese. Ancora una volta il Madagascar ci stupisce con un cambio radicale del panorama e il sole si fa più caldo. Qui la prateria arida e a tratti bruciata da incendi è incorniciata da rocce dalla forme più svariate. Il fascino di questo paesaggio, a tratti lunare, mi conquista immediatamente. Anche la nostra guida è più loquace, dice che gli piace il caldo… sarà forse questo il motivo? O forse, dopo qualche giorno di convivenza, la timidezza che mi sembra tipica di questo popolo così semplice, dignitoso e riservato, si scioglie e trasforma in calda amichevolezza?

Nel Parco Nazionale dell’Isalo, nel costeso di un paesaggio unico tra rocce di arenaria scolpite dal vento e canyon, decidiamo per un’escursione combinata: canyon de makis e piscine naturelle. Avvistiamo numerosi lemuri: i sifaka, con la loro buffa andatura quando si muovono a terra e sollevando le zampe anteriori “ballano” su quelle posteriori, e i catta con la loro lunghissima coda ad anelli. Ma non è tanto la natura a rapirmi in questo parco quanto i racconti della nostra guida sul popolo Bara, che abita questa parte del paese vivendo di pastorizia di zebù. Lungo il sentiero Funzi ci indica le tombe del popolo Bara che per il loro defunto cercano delle cavità nella roccia e poi le chiudono riempiendole di pietre. Ci fa vedere queste tombe da lontano indicandole ma mai con il dito puntato perché è “fady” , è tabù. I fady sono divieti che gli antenati impongono ai vivi, e non rispettarli significa mancare di rispetto ai propri avi. Sono affascinata da questi racconti e trovo che sia un bellissimo modo per non perdere continuità con il proprio passato e le proprie radici e al tempo stesso un semplice e naturale ritorno alla natura. La prima sepoltura è provvisoria e viene scelta una cavità facilmente raggiungibile. Dopo 3 anni si recuperano le spoglie che si avvolgono in un drappo di seta per poi spostarle in una cavità situata più in alto nella roccia e difficilmente raggiungibile, tanto che talvolta c’è bisogno dell’aiuto di corde per calare il tutto dall’alto. Questa è la tomba definitiva e da qui il defunto non verrà più spostato. Nessumo dei suoi parenti tornerà più in quel luogo… E in effetti, che bisogno c’è? Gli antenati sono così fortemente presenti nella vita quotidiana, nella cultura, nei fady, che non c’è bisogno di andare a visitare le loro tombe. Lì infatti giace solo il loro corpo, mentre lo spirito non ha luogo.

Madagascar… terra di colori, di profumi, di vita vera e di dettagli. Quanto si può imparare da un viaggio lasciando da parte chi siamo e da dove veniamo, le nostre aspettative e i nostri preconcetti e accogliendo ciò che troviamo sulla strada. Le strade di questo magico paese sono state il mio viaggio.

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