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Alla scoperta dello Zimbabwe

Quando si dice Zimbabwe subito si pensa alle Cascate Vittoria che sono di certo tra le più suggestive e spettacolari al mondo, Patrimonio dell’Umanità Unesco e attrazione turistica d’eccellenza dell’Africa meridionale, ma possono anche essere considerate punto di partenza o di arrivo in un itinerario, che è già di per sé un viaggio, alla scoperta di un paese che sa regalare incredibili panorami ed emozioni inaspettate.

Lo Zimbabwe è tra le destinazioni più variegate ed interessanti dell’Africa Australe e ora più che mai, dopo decenni di isolamento, ha nuovamente la possibilità di mostrare al mondo intero le bellezze della propria terra, così selvaggia, unica ed intatta. Dal Great Zimbabwe Monument alle Matopos Hills, dal Hwange National Park alla zona dell’Upper Zambezi River, si snoda un percorso inedito e sorprendente che ad ogni chilometro regala nuovi panorami e incontri ravvicinati con moltitudini di animali selvatici.

Il Great Zimbabwe Monument, a pochi chilometri dalla cittadina di Masvingo, è il complesso megalitico più vasto dell’Africa Subsahariana, dichiarato sito Patrimonio Mondiale dell’Unesco e simbolo di una delle più grandi città precoloniali dell’Africa Meridionale. Qui, tra l’XI e il XV secolo, fioriva la capitale di un popolo di allevatori che contava oltre 10mila abitanti e rappresentava l’epicentro di una rete di commerci verso l’India, la Persia e la Cina. Il sito archeologico occupa circa 80 ettari e si divide in tre parti: il complesso della collina o Acropoli, il complesso della Valle e il Grande Recinto (Hill Complex, Valley Complex e Great Enclosure). Testimonianza di un eminente passato, oggi Great Zimbabwe è un angolo di quiete, disteso tra pascoli e macchie di alberi maestosi, suggestivo se visitato con la luce dell’alba o del tramonto quando nel silenzio sembra quasi di percepire la gloria che fu.

Altro sito divenuto Patrimonio Mondiale dell’Unesco nel 2003 è l’area delle Matopos Hills all’interno del Matobo National Park. Si tratta di un’area collinosa molto suggestiva e di una bellezza unica per le formazioni rocciose granitiche che per erosione degli agenti atmosferici, nel corso di circa 2 miliardi di anni, hanno assunto forme bizzarre di guglie e cupole che non passano inosservate. Oltre ad essere un sito geologicamente molto attraente grazie alla presenza di rocce in bilico una sull’altra (balancing rocks), è anche e soprattutto un luogo mistico in cui molte colline sono considerate sacre e accolgono ancora oggi cerimonie legate al culto di Mwari. Queste alture celano anche numerose grotte che ospitano una formidabile collezione di pitture rupestri lasciate dal popolo San, interessantissime per gli appassionati e per chi, con un semplice trekking, vuole fare un salto nel passato di oltre 2.000 anni. Ma le soprese non finiscono qui perché il parco accoglie numerose specie animali compresi i rinoceronti neri e i rinoceronti bianchi, zebre, kudu, iene, ghepardi, giraffe e la più alta concentrazione di leopardi di tutta l’Africa, che trovano tra le rocce un habitat ideale.

Proseguendo verso nord-ovest si raggiunge il Hwange National Park, il più grande parco dello Zimbabwe che occupa 14.650 Kmq, di cui solo una piccola parte è aperta ai turisti, mentre il resto è regno di madre natura. L’Hwange è popolato da più di 400 specie di volatili e oltre 100 specie di mammimferi quali leoni, iene maculate, bufali, licaoni, iene, rinoceronti neri e bianchi, ghepardi ma soprattutto moltissimi elefanti! (giusto per dare un’idea ce ne sono circa 30.000). Paesaggisticamente il parco, posizionato su un altopiano a poco più di mille metri, è costituito in maniera predominante dal sandveld (terreno asciutto e sabbioso) del Kalahari, inframezzato da distese di erba gialla e punteggiato di arbusti secchi di acacia, alberi di tek e mopani.

Avvicinandosi poi alla zona delle Cascate, non si può rinunciare ad un’emozionante avventura africana nella parte dell’Upper Zambezi River, pagaiando sul fiume Zambesi all’interno dello Zambesi National Park. Lungo il percorso si ammira da vicino la fauna che popola il parco e la prorompente natura africana mentre ci si cimenta nelle Sansimba rapids che, a dispetto del nome, sono percorribili anche da persone senza esperienza.

Kariba ha una superficie di 5000 kmq, 280km di lunghezza, uno dei più grandi laghi artificiali creato negli anni ’50; la città di Kariba fu fondata nel 1954 per ospitare gli operai impegnati nella costruzione della diga. La stessa non fu ben accolta dalla popolazione locale batonka che dovette abbandonare i propri villaggi per crearne di nuovi in altri luoghi. Si dice che i batonka, per impedire la costruzione della diga, avessero invocato la divinità Nyaminyami, dio del fiume Zambezi, con la testa di pesce e corpo di serpente; al tempo numerosi incidenti e piogge incredibilmente violente rallentarono notevolmente la progressione dei lavori. La diga comunque fu portata a termine nel 1959 ma la popolazione locale continua a credere che lo Nyaminyami sia sempre nei paraggi.

Matusadona National Park, dichiarato zona protetta nel 1958, diventa parco nel 1972, la sua nascita è principalmente dovuta all’operazione “Arca di Noè”, a seguito della quale vennero messi in salvo circa 5.000 animali all’apertura della diga di Kariba, il cui bacino sommerse il loro habitat naturale. Il parco si estende tra il Synathi River ad est e l’Ume River ad ovest; la parte più visitata è quella della Valley Floor, a sud delle Matusadona Hills, dove si trova la più grande concentrazione di animali.
Ha una superficie di 1.400 kmq, al suo interno vi è un’abbondante popolazione di mammiferi, soprattutto elefanti e bufali ed è una delle aree chiamate ‘Intensive Protection Zone’, dove sono stati reintegrati i rinoceronti. Il parco comprende tre aree differenti: la parte lungo le sponde del lago; la zona della ‘Zambezi Valley’, boschiva, coperta da numerosi alberi di mopane e infine l’area dell’Escarpment, dove si trovano i rinoceronti neri.

Il parco però che mi ha personalmente sorpresa di più durante il mio viaggio-scoperta in Zimbabwe è stato il Parco Nazionale di Mana Pools, fondato nel 1963 e dichiarato patrimonio mondiale dell’UNESCO, prende il nome da una serie di piscine naturali che il fiume Mana, prima di gettarsi nello Zambesi, crea nell’area. Il parco si estende sulla sponda meridionale del fiume Zambesi, il quale con il suo lento spostamento verso nord, ha formato un ecosistema particolare caratterizzato da una serie di pozze, alcune permanenti ed alcune stagionali, che attirano una grande quantità di animali tra cui numerosi elefanti, bufali, coccodrilli del Nilo e predatori quali leoni, leopardi e ghepardi. Questa vallata ospita un alternarsi di savana boscosa e ampie pianure nelle quali sovente si possono ammirare i predatori a caccia.

La presenza di questo grande fiume, dei monti della Great Rift Valley sullo sfondo, di ampie pianure dove troneggiano giganteschi ‘anna trees’ e ‘sausage trees’, che attirano centinaia di elefanti, lo rendono davvero uno dei luoghi più sorprendenti di questa parte del continente.

Il parco è aperto durante il periodo invernale (la nostra estate), durante la stagione delle piogge è difficilmente accessibile e per lunghi tratti impraticabili a causa delle esondazioni dello Zambesi.
All’interno del parco e ai confini con lo stesso vi sono vari lodge e campi tendati sia fissi che semi permanenti dove poter trascorrere qualche giorno alla scoperta di quest’area di eccezionale bellezza, le guide in Zimbabwe sono molto esperte, tra le migliori in Africa, e accompagnano i visitatori in safari in 4×4, walking safari, escursioni in barca e in canoa. Gli appassionati possono prendere parte a dei safari in canoa dai 2 ai 7 giorni e scoprire il parco navigando lungo il fiume, la sera viene allestito un campo lungo le sponde dello Zambezi, un’esperienza indimenticabile.

Avevo ragione o no? Le cascate Vittoria sono solo lo spunto iniziale…

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