Viaggiare in Etiopia

L’Etiopia si trova nel corno d’Africa racchiusa tra i confinanti Somalia, Eritrea e Gibuti, Sudan e Kenya ed occupa una superficie di 1.130 km quadrati, in scala il nono paese per grandezza di tutto il continente africano. Grazie alla sua diversità di ambienti, culture e la sua storia complessa può esser considerata una delle terre più interessanti d’Africa, se poi si aggiunge la relativa instabilità politica dei passati decenni che ha allontanato i flussi turistici di massa, il fascino aumenta e garantisce al visitatore l’opportunità di osservare da vicino realtà non ancora contaminate dalla moderna cultura occidentale. Il paese si presenta suddiviso in tre grandi aree geografiche completamente diverse l’una dall’altra: il grande altopiano del centro-nord abitato dalle popolazioni tigrine, amhara, e wollo, la regione arida del nord-est tra la Dancalia e l’Ogaden e le zone meridionali che confinano con il Kenya dove vivono ancora popolazioni animiste strettamente legate ai riti tradizionali africani; la conformazione stessa del territorio è stata determinante per la storia del paese, basti pensare infatti all’isolamento naturale delle ‘alte terre’ cioè dell’altopiano, a volte impervio, che non ha permesso l’avvicinarsi delle popolazioni mussulmane e quindi della cultura islamica durante il periodo di invasioni, in tutta l’africa orientale, nel VII secolo da parte delle popolazioni arabe, creando così un’isola cristiana dove gli abitanti vissero per centinaia di anni assolutamente isolati dal resto del mondo dando vita così alla culla della cultura axumita e poi dell’impero cristiano d’Etiopia. Fu infatti intorno al V secolo d.C. che questa zona venne raggiunta pacificamente da due monaci siriani che predicavano il cristianesimo e che convertirono la popolazione, fino a quel momento praticante culti ancestrali animisti, dando vita così ad un’entità statale dove il potere politico era strettamente legato a quello religioso nella gestione dei terreni e della società stessa. Soltanto nei secoli seguenti, tra il XVI ed il XVIII, durante le grandi esplorazioni, anche nel resto del continente si diffuse la religione cristiana unitamente alla colonizzazione europea di varie aree del continente. Nelle rimanenti aree del paese, soprattutto nelle zone orientali e quindi in Dancalia la religione islamica si diffuse invece senza ostacoli, fondendosi ed integrandosi però alle culture africane ed usanze preesistenti determinando una religione molto più indulgente; nell’area selvaggia dell’estremo sud, detta anche Equotoria, vivono popolazioni animiste che praticano i culti tradizionali africani conservando le loro radici lontane. Proprio in queste aree vivono a contatto con la natura e seguendo le stagioni o le esigenze del loro bestiame, una serie di popolazioni sconosciute fino alla metà del XX secolo, come i Surma, i Borana o i Mursi che hanno mantenuto inalterate le loro tradizioni secolari e che considerano spesso la civilizzazione come qualcosa da cui difendersi. Un viaggio in Etiopia è quindi arte, storia, cultura ma anche natura incontaminata e selvaggia, parchi e riserve dove vivono animali endemici come nelle zone afro-alpine dei Monti Simyen, o le savane infinite della Danacalia e ancora i meravigliosi paesaggi della Grande Rift Valley puntellata di laghi vulcanici, fiumi e ricca di vita.

Risposte a domande frequenti

Quali compagnie aeree volano in Etiopia?

La capitale Addis Abeba ospita l’unico aeroporto internazionale dell’Etiopia, il Bole international Airport. L’Ethiopian Airlines, una delle migliori compagnie africane, esegue voli nazionali ed internazionali quotidianamente ed anche l’Italia è tra i collegamenti più frequenti infatti da Roma partono quasi quotidianamente comodi voli diretti sul paese. Dagli altri scali europei partono anche altri vettori come British Airways, KLM, Kenya Airways e Lufthansa.

Quali documenti è necessario avere?

Per entrare in Etiopia è necessario essere in possesso di passaporto con validità di almeno sei mesi dalla data di arrivo nel paese e con almeno 3 pagine completamente libere. All’arrivo viene rilasciato il visto d’ingresso al costo di USD 20,00 (oppure il controvalore esatto in Euro al cambio di quel giorno) dopo aver compilato un apposito modulo prestampato.

Quali sono le norme sanitarie da seguire?

Per entrare in Etiopia non è obbligatoria alcuna vaccinazione; per la visita del sud è vivamente consigliata la profilassi antimalarica e la vaccinazione contro la febbre gialla.

Che tipo di valuta è utilizzata?

La valuta in vigore in Etiopia è il Birr, suddiviso in 100 centesimi.
Attualmente 1 EUR = 15 BIRR e 1 USD = 10 BIRR.

Qual è il periodo migliore per visitare questo paese?

Le condizioni climatiche dell’Etiopia, situata tra il tropico del cancro e l’Equatore, sono determinate più dall’altitudine che dalla latitudine. Al nord si possono distinguere due periodi: quello delle piogge da metà giugno a tutto settembre, e quello secco da ottobre a giugno, interrotto tra marzo e aprile dalle piccole precipitazioni. La temperatura media si aggira attorno ai 25°C diurni, mentre di notte, in particolare nel massiccio centrale dell’altopiano, le temperature scendono parecchio. Al sud invece le piogge interessano i mesi di aprile, maggio e giugno.

Che lingua si parla?

La lingua ufficiale è l’Amharico. Esistono poi altre lingue e dialetti parlati nelle aree più remote del paese, in particolare al sud. La lingua europea più conosciuta e diffusa è l’inglese.

C’è il fuso orario?

L’Etiopia è due ore più avanti quando in Italia vige l’ora solare, mentre è un’ora più avanti quando vige l’ora legale.

Quali sono i prefissi telefonici da utilizzare per telefonare?

Dall’ETIOPIA all’Italia: 0039
Dall’Italia all’ETIOPIA: 00251

Come funzionano le telecomunicazioni?

Attualmente l’Etiopia utilizza il sistema GSM 900/1800, quindi i viaggiatori italiani possono utilizzare il proprio cellulare sul posto. Esistono comunque, in alternativa, diverse soluzioni per effettuare chiamate locali e internazionali, come ad esempio gli uffici telefonici presenti in quasi tutte le città del paese, i quali rappresentano la soluzione più economica, o l’acquisto di una scheda prepagata presso l’aeroporto o nei principali hotel della città.

Che tipo di voltaggio elettrico è utilizzato?

Il tipo di voltaggio utilizzato in Etiopia è 220 V 50 Hz.

E’ consuetudine lasciare mance?

In Etiopia le mance, gursha in amharico, sono gradite ed è consuetudine lasciarle a conclusione di ogni servizio, soprattutto negli alberghi, nei ristoranti, ad autisti e guide.

E’ possibile noleggiare l’auto?

Nonostante i recenti miglioramenti della rete stradale, è tuttora necessario un fuoristrada per visitare gran parte del paese, in particolare le zone meridionali e le aree vicino ai Monti Simien. I prezzi sono piuttosto elevati nonostante la competizione tra le agenzie di Addis Abeba. Per compiere distanze medio-lunghe il fuoristrada garantisce un notevole risparmio di tempo rispetto ai mezzi pubblici, garantendo inoltre l’ingresso ai parchi nazionali non sempre permesso agli autobus. Per poter guidare in Etiopia è necessaria una patente provvisoria che viene rilasciata depositando la propria patente nazionale o quella internazionale all’ufficio del Ministero dei Trasporti di Addis Abeba.

Com’è la rete stradale?

Le condizioni della rete stradale stanno notevolmente migliorando negli ultimi anni, anche se va tenuto presente che solo un quarto delle strade del paese risultano essere asfaltate, motivo per cui è meglio muoversi in fuoristrada.

E’ consigliato viaggiare da soli?

Viaggiare da soli, anche se può essere incredibilmente appagante, è sconsigliato perché oltre a risultare assai costoso, la rete stradale e l’assenza di segnaletica, in particolare nella parte meridionale, non rendono affidabile la percorrenza da soli, ma preferibilmente in gruppo o, ancora meglio, assieme ad una guida, la quale risulta utile non solo come autista, ma anche come guida, interprete ed anche come meccanico in taluni casi.

Com’è la cucina?

La cucina etiopica è molto antica, varia e completamente diversa da tutto il resto del continente e per certi versi può ricordare quella indiana, saporita e spesso piccante. Si consiglia di provare un po’ tutte le pietanze anche perché i prezzi per un pranzo o una cena nelle tipiche taverne e ristorantini sono davvero molto bassi. Tra le specialità il wat, uno stufato piccante con salsa di pomodoro, cipolle e spezie che può essere preparato con diversi tipi di carne come il manzo ed il pollo. Il wat è generalmente accompagnato dal pane tipico, l’injera, una specie di piadina sottile e morbida dal gusto leggermente amaro. Il doro wat, piatto nazionale, è servito sopra questo particolare pane, usato come piatto. Il sapore piccante è dato originariamente dal berberrè, una miscela che si ottiene dalla polvere di peperoncino mescolata ad altre spezie. Il doro wat può essere un modo alternativo per cucinare il pollo. Altri piatti tipici sono il kifto, carne magra macinata, riscaldata con un pò di burro e servita con salsa berberrè; il tere sega, carne cruda servita per tradizione ai matrimoni delle persone benestanti o in altre occasioni speciali.

Quali sport e attività è possibile praticare?

Un itinerario in Etiopia è sicuramente da consigliare a chi è appassionato di trekking per scoprire i paesaggi dei Monti Simien, dei Monti Entoto, i colori unici della depressione Dancala, le cascate del Nilo Azzurro, i monasteri e le chiese rupestri. Popolare in Etiopia è sicuramente la corsa podistica, la quale portò alla medaglia numerosi maratoneti etiopi. Famosa la Great Ethiopian Run, lunga 10 km, richiama ogni anno oltre 20.000 partecipanti, registrando la partecipazione più alta in tutta l’Africa. Il calcio è popolare in tutto il paese: grandi e piccoli seguono e condividono con passione le partite di calcio soprattutto del campionato inglese.

Cosa mettere in valigia?

Si consiglia di sistemare il bagaglio in valigie morbide, soprattutto se gli spostamenti da un hotel all’altro sono molti. Trattandosi di un paese di fascia equatoriale, l’abbigliamento da mettere in valigia è prevalentemente estivo, anche se durante le ore serali e notturne le temperature possono scendere parecchio, soprattutto lungo l’altopiano settentrionale; è importante avere con sé una felpa o maglioncino di lana e un giacca, pantaloni lunghi e comunque la regola è vestirsi ‘a cipolla’, in modo da essere a proprio agio e pronti ad ogni condizione atmosferica.
Vanno messi in valigia in ogni stagione un impermeabile, scarpe da ginnastica e/o trekking, creme solari, cappellino, occhiali da sole, spray repellente per zanzare. Si raccomanda di portare dall’Italia un anti-pulci e di avere in valigia dei sacchettini in plastica che possono servire per coprirsi e proteggere i piedi durante la visita delle chiese e dei luoghi sacri dove non si può entrare con le scarpe.

Importante

Vi preghiamo di tener presente sempre la destinazione del vostro viaggio: un paese non ancora così abituato al turismo, dove purtroppo ancora il 60% circa della popolazione è analfabeta, dove istruzione ed assistenza sanitaria, strade ed infrastrutture sono ancora un sogno… uno dei paesi più poveri al mondo, ma che può nascere e crescere con l’aiuto di un turismo intelligente, critico al punto giusto, ma non pretenzioso.
Attualmente sono ancora poche le strutture alberghiere in grado di far fronte al turismo e all’accoglienza di numerosi ospiti, e forse non sempre adatte al mercato italiano. In taluni casi l’energia elettrica, tranne nella capitale e nei principali centri abitati, è un optional; per questo motivo molte strutture si avvalgono di generatori di energia che durante la notte vengono ovviamente spenti: vi ricordiamo pertanto che è utile avere con sè una torcia.

Paesaggi e regioni

L’Etiopia ha un aspetto morfologico molto interessante e la vastità dei suoi paesaggi, la grandezza delle savane abitate da varie specie animali e le numerose popolazioni indigene, ne fanno senza dubbio una delle mete più esclusive ed interessanti d’Africa. Fisicamente può essere divisa in tre grandi aree: l’altopiano etiopico e la città di Addis Abeba, le regioni della Dancalia e dell’Ogaden e la valle dell’Omo. Lungo l’altopiano svettano le più imponenti ed alte cime del paese, per questo appunto la regione viene anche chiamata ‘delle alte terre africane’, anche se divisa bruscamente dalla profonda cicatrice della Grande Rift Valley che si estende per 8.000 km dal Libano al Mozambico e visibile anche dalle spazio, chiaramente marcata a nord dalla depressione dancala e ricca di laghi vulcanici a sud.
L’odierno aspetto territoriale dell’Etiopia è il risultato dell’attività vulcanica e dei movimenti tettonici che hanno caratterizzato queste aree nel corso dei millenni e parzialmente ancora attivi: questa incisione territoriale della Rift Valley costituisce una sorta di fortezza naturale che ha dato origine quindi oltre alla formazione di numerosi laghi, anche al complesso sistema dell’altopiano, formato da rocce vulcaniche, ed alle successive colate laviche che hanno isolato la Dancalia dal mare.

L’Etiopia non ha sbocchi al mare ma conta numerosi corsi d’acqua e diversi laghi; il fiume più famoso è senza dubbio il Nilo Azzurro che incide l’altopiano etiopico a partire dalle Cascate di Tisitat, nei pressi di Bahir Dar, formando un canyon lungo circa 650 km che non ha eguali al mondo, in alcune aree infatti l’altezza delle pareti raggiunge anche i 1.500 metri. Il fiume nasce dallo straripamento del Lago Tana, il più grande lago del paese, ma non è l’unica via d’acqua, molti infatti sono i fiumi minori, ruscelli e corsi d’acqua più brevi che solcano il territorio formando numerose ed ampie vallate e dando origine alla famose formazioni tabulari caratterizzate da monti con pendii a gradinate e sommità completamente spianate, paesaggi lunari ed assolutamente unici come quelli di Lalibela o quelli delle vette più importanti come il Ras Dascian (4.620 Mt) all’interno del Parco Nazionale dei Monti Simien.

La Rift Valley è uno dei fenomeni più importanti dal punto di vista tettonico e può esser definito in modo semplicistico come un nuovo oceano in formazione, ed è proprio sull’Etiopia che molti studiosi stanno concentrando i loro studi poiché l’attività vulcanica e delle placche tettoniche tutt’ora in movimento in quest’area, porterà nei secoli avvenire all’allontanamento progressivo di due zolle continentali, isolando completamente il corno d’Africa dal resto del continente. Uno dei più interessanti crateri è senza dubbio l’Ertà Ale, dove al suo interno, a circa 100 metri dal suo bordo, si trova un lago di lava in fusione ad una temperatura di circa 1.000 gradi. Il cratere si trova nell’aspra regione della Dancalia, che ha come base il Mar Rosso e come vertice la gola del fiume Awash, racchiusa ad oriente dai monti dancali ed a occidente dall’altopiano etiopico; un’area tra le più inospitali al mondo con temperature che oscillano tra i 40° ed i 60°. Seguendo la Rift Valley a sud si apre il così detto deserto meridionale solcato dal Fiume Omo che scorre impetuoso fino ad arrivare alle base pianure vicine al Lago Turkana, dove si immette attraverso un delta.

La capitale e l’altopiano etiopico

Addis Abeba, capitale del paese sorse per volontà della regina Taytu, moglie dell’imperatore Menelik, che volle spostare la sede imperiale dai monti di Entoto ad una zona, seppur collinare, ma decisamente più favorevole dal punto di vista climatico. Addis Abeba si trova esattamente al centro del paese, nella regione di Shewa e si estende in un’ampia conca circondata a nord dalle montagne Entoto e a sud dalla vasta valle del fiume Awas. Si tratta dalle terza capitale al mondo per altitudine, si trova infatti a 2.600 Mt, ma grazie alla vicinanza all’equatore gode di un’ottima temperatura e di un clima favorevole tutto l’anno. È la città più grande del paese e conta 2 milioni di abitanti, di grande interesse politico e strategico si ritrova ad essere indiscussa capitale diplomatica dell’intero continente e dal ‘58 ospita anche la sede Africana dell’Onu e dal ‘63 quella dell’Unione Africana.
A nord di Addis Abeba e per buona parte delle regioni settentrionali, il territorio è caratterizzato dall’altopiano, detto anche acrocoro etiopico e comprende le regioni di Shewa, Welega, Gojam, Gondar, Tigray e Welo Soha, Wellega, Gojam, Gondar, Tigray e di Wollo, dove si trovano zone collinare alternate ad alte montagne con cime che superano anche i 4.000 Mt di altitudine come il Ras Dashen, nel parco dei monti Simien. Furono proprio queste regioni ad esser la culla della civiltà etiope sin dal V secolo d.C. ed oggi è possibile scoprirne i tesori attraverso città importanti come Bahir Dar, Gondar, Axum e Lalibela.

L’Ogaden e la Depressione Dancala

L’area orientale dell’Etiopia è caratterizzata dall’arida regione dell’Ogaden e dalla depressione Dancala, che trova estensione poi tra Gibuti ed Eritrea; si tratta di zone semi desertiche in netto contrasto con le verdeggianti colline e foreste dell’altopiano e che alternano al contrario laghi salati a vulcani, crateri e geyser. Da queste parti l’influenza mussulmana è più forte, vista anche la vicinanza alla Somalia ed ai paesi che si affacciano al Golfo di Aden e di notevole bellezza è la città di Harar, cinta da imponenti mura risalenti al XVI secolo quando in questa zona regnava l’emiro Nur ed al cui interno si intrecciano centinai di vicoli e rimangono custodite antiche case.
Uscendo da Harar si apre la valle del Fiume Erer: una zona importantissima dal punto di vista agricolo poiché molto fertile e legala alla coltivazione del caffè, di vari ortaggi e frutta, ma anche del Chat, una droga leggera consumata prevalentemente dagli uomini e alla base del commercio della regione. La regione ospita alcuni tra i più interessanti gruppi etnici del paese quali i sonali, gli oromo e gli afar.

Il grande sud

L’area meridionale del paese è caratterizzata dal concatenarsi di una serie di laghi lungo la Rift Valley, circondati da catene montuose coperte di foreste e da parchi nazionali, caratterizzate da bei paesaggi che alternano zone di savana ad aree più verdi e coltivabili, dove vivono alcune tra le più singolari tribù di tutto il continente. Questo dedalo di etnie concentrato per lo più nella bassa valle dell’Omo, ed il brulicare di interessanti mercati che vedono protagonisti uomini e donne agghindati con le loro acconciature e particolarmente attenti alla cura del corpo, costituiscono la vera magia del sud dell’Etiopia ed un’avventura suggestiva alla quale è impossibile sottrarsi.

Parchi e riserve

Numerosi sono i parchi e le riserve che in Etiopia proteggono animali e piante a volte anche endemici, tra questi:

Parco Nazionale dell’Awash

Il parco dell’Awash fu il primo istituito in Etiopia, precisamente del 1966, per la salvaguardia di un gran numero di animali: qui sono presenti infatti 81 specie di mammiferi e 453 specie di uccelli , è il regno di orici, gazzelle, struzzi, dik-dik, kudu, facoceri e waterbuck, oltre a babbuini e , coccodrilli e ippopotami lungo le rive. L’intera area, situata nella regione dancala, ha un’estensione di 756 km quadrati e la sua altitudine va dai 750 Mt del fiume Awash ai 2007 Mt del vulcano Fantale. Il parco è percorso da piste che conducono a zone di particolare interesse come la Kudu Valley, la piana di Ilala Sala, le cascate e il canyon dell’Awash, il vulcano di Fantale e le sorgenti calde Filwuha.

Parco Nazionale del Bale

Quest’area protetta si trova nel sud del paese, tra le montagne che formano la scarpata orientale della Rift Valley ed è divisa da una spettacolare falesia, a nord della quale si estendono i monti più alti del paese. Venne istituita per proteggere il nyala di montagna ed attualmente ha un’estensione di 2200 km quadrati tra boschi, foreste, laghi, piccoli vulcani ed una zona afro-alpina tra le più estese d’Africa. È formata principalmente da rocce vulcaniche solcate da fiumi e durante la stagione umida si formano piccoli laghi che tendono a prosciugarsi durante la stagione secca, mentre in quelli permanenti come il Garga Guracha o l’Hora Bachay si trovano varie specie di uccelli tra i quali anatre migratrici provenienti dall’Europa. La varietà di altitudine delinea una vegetazione varia che dipende anche dalla quantità di precipitazioni, soventi soprattutto durante il periodo estivo che da va luglio a settembre: le pianure fino a 2500 Mt vengono coltivate a grano, mentre oltre a questa quota e fino ai 3300 Mt si trovano foreste di ginepro, oltre compare la brughiera di eriche che via via scompaiono per lasciar posto alle rocce. Nel parco si possono prevedere alcuni giorni di trekking o a cavallo per addentrarsi nelle zone più interessanti.

Parco Nazionale dei Monti Simyen

Il parco, istituto nel 1969, si trova nella regione di Gondar ed occupa una superficie di 180 km quadrati ad un’altitudine compresa tra i 1900 Mt ed i 4430 Mt, quelli del Monte Ras Dashan, il quarto per altitudine del continente africano. Si tratta di una zona ancora intatta poiché poco conosciuta e frequentata che raccoglie un insieme davvero unico di paesaggi tra i più suggestivi dell’Africa, per lo più costituita da montagne di origine vulcanica erose nel corso del tempo da vento ed acqua. L’elevata altitudine da origine a temperature inevitabilmente basse, e durante la stagione delle piogge può capitare di vedere anche le vette imbiancate; l’isolamento territoriale di quest’area inoltre ne ha influenzato le caratteristiche di flora montana diventando così un’area tra le più interessanti al mondo, divisible in tre distinte zone: quella fino a 3000 Mt destinata al pascolo e alle colture, quella fino ai 3600 Mt coperta da foreste ed infine la zona afro alpina caratterizzata principalmente da distese d’erba dai ciuffi perenni. Come la flora anche la fauna presenta creature uniche come lo stambecco dell’Abissinia e la capra Ibex walie, il gelada ed il raro caribù, il cane dei Simyen. Il parco dei Monti Simyen vanta inoltre la presenza di circa 50 specie di uccelli. Un interessante trekking di almeno 3 giorni può essere la soluzione ideale per raggiungere alcune bellissime località come Sankaber, Geech e Ch’enek, tra paesaggi mozzafiato e natura straordinaria.

Parco Nazionale del Mago

Il Parco Mago si trova ad est del fiume Omo e comprende quelle terre dalla natura selvaggia e senza fine formate principalmente da savana aperta ed arbustiva e ampie zone di foresta in prossimità dei corsi d’acqua. È forse l’area che meglio rappresenta uno spaccato d’Africa così com’era prima dell’epoca coloniale ed ha il merito di essere poco vistata vista la sua lontananza dalla maggiori arterie di comunicazione. Qui vivono indisturbati bufali, zebre, giraffe, kudu ed altri due animali particolari quali il damalisco ed il colobo. Si consiglia di attraversare il parco tenendo i finestrini dell’auto chiusi vista la presenza di mosca tze tze e di zanzare malariche. All’interno di questo Parco si trovano alcuni villaggi dell’etnia Mursi.

Parco Nazionale del Yangudi – Rasa

L’area copre una superficie di 4730 km quadrati e venne istituito per proteggere l’asino selvatico. Si tratta di una vasta zona racchiusa a nord e ad ovest dall’ansa del fiume Awash. Qui si possono avvistare orici, gazzelle, struzzi e dik-dik.

Parco Nazionale del Abijata – Shala

Voluto dall’imperatore Haille Selassie all’inizio degli anni ‘60, coprre una superficie di 887 km quadrati ed è stato istituito per proteggere le remote isole del Lago Shala e Abijata che rappresentano la dimora più importante d’Africa per la riproduzione del pellicano. Il lago Shala è il più profondo della Rift Valley e le sue acque contengono un’altissima concentrazione di sale e sono alimentate da sorgenti solfuree che impediscono la riproduzione di pesce, ma il vicino Lago Abjita è al contrario pescosissimo e garantisce ai pellicani un ottimo ed abbondante nutrimento.

Parco Nazionale di Nechisar

Il parco si trova a circa 500 km a sud della capitale ed occupa un’area di circa 750 km quadrati comprendenti le zone costiere del Lago Chamo e del Lago Abaya, caratterizzate da vaste praterie di erba luccicante, collegate da uno stretto corridoio chiamato anche ‘ponte del cielo’. Si tratta di uno dei parchi più belli d’Etiopia grazie alla varietà di savana, boscaglia e foresta ed accoglie una particolare specie di antilope di grandi dimensioni, oltre agli immancabili dik-dik, iene, zebre, facoceri, babbuini, licaoni ed anche il leone abissino.

Riserva Naturale di Sankele

Si trova nel tratto compreso tra i villaggi di Aje e Shone, a sud, e ricopre un’area di circa 55 km quadrati per lo più ricoperti da bosco. È stata istituita per proteggere l’alcelafo di Swajne, un’antilope endemica, anche se non mancano il kudu ed altre antipoli africane.

Flora e fauna

La varietà dei paesaggi e delle condizioni climatiche conferisce all’Etiopia una diversità di vegetazione spaziando da specie tipiche del deserto, a quelle della savana ed anche della foresta.
Nella zona ‘bassa’, detta anche kolla tra i 600 Mt ed i 1800 Mt si concentrano numerose specie di baobab, acacie, euforbie: tra le pianure e colline della regione dancala il paesaggio è prevalentemente costituito dalla foresta spinosa fatta di cespugli e cactus di vario genere e specie, mentre nelle aree della bassa valle dell’Omo crescono spontanei il caffè, il ficus ed il tamarindo.
Tra i 1800 Mt ed il 2500 Mt, nella zona così chiamata woyna dega predominano le aloe, il ginepro e le solite acacie ed euforbie, e viene coltivata la vite.
Nella dega invece o zona ‘alta’ vi sono prati ricchi di graminacee e zone di arbusti ed a oltre 4000 Mt come nel Bale si trova la lobelia gigante, pianta tipica dell’Africa centro orientale caratterizzata da un fusto di circa 2 metri ricoperto di foglie lunghe anche 70 cm.
Purtroppo l’uomo ha influito negativamente sull’ambiente e oggi le foreste coprono soltanto i 7% del territorio, mente il 54% è formato da praterie coltivate solo per il 9%. Negli ultimi anni piante di eucalipto sono state introdotte dall’Australia e, ben acclimatate, vengono utilizzate per ripopolare le zone più disboscate.
In Etiopia si possono distinguere inoltre almeno 4 tipologie di savana: quella a boscaglia, quella alberata con cespugli che in taluni casi raggiungono anche i 2 metri di altezza, quella di arbusti e quella aperta fatta di grandi distese d’erba.

L’Etiopia detiene il primato di paese con la più grande numero di specie animali di tutta l’Africa che hanno trovato il loro habitat naturale vicino alle sorgenti d’acqua, in prossimità quindi di fiumi o laghi o nelle zone di savana alberata, dove possono pascolare tranquillamente. Tra i più frequenti incontri troviamo il dik dik, un’antilope di piccole dimensioni ma con grandi orecchie, l’orice e la gazzella, oltre allo struzzo.
Lungo la grande Rift Valley si è sviluppato un ecosistema così favorevole che ancor oggi gruppi di animali come elefanti, bufali, gnu, zebre ed antilopi di vario tipo oltre a vari predatori come leoni, leopardi e iene la attraversano indisturbati. Anche gli uccelli qui hanno trovato il loro ambiente ideale come il fenicottero minore ed il pellicano rossiccio, ma non solo: il grande bacino idrografico è anche l’habitat del più temuto rettile, il coccodrillo che con la sua velocità è specializzato nell’aggressione e l’attacco di prede con la tecnica dell’agguato.
Trai i boschi lungo le pareti scoscese della Great Rift Valley si trovano altri animali come il babbuino, il cercopiteco verde ed anche il leopardo (difficile da avvistare); mentre nell’acrocoro oltre alle antipoli più comuni vive la gelada e lo stambecco abissino; nei Monti Simien e nel Bale vivono il nyala ed una specie coloratissima di volpe, chiamata lupo etiope.

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